Approccio Multimediale alla terminologia della scherma


 







Tempo - Misura - Velocità


VII.1 Tempo

Come riportato anche dal trattato Pignotti-Pessina, esistono diversi concetti di “tempo”. Se intendiamo “tempo” come elemento fondamentale della scherma, allora la definizione che preferiamo è quella del trattato: «quando si dice che uno schermidore ha una buona scelta di tempo si intende dire che egli possiede il dono di eseguire una determinata azione di offesa nell’attimo propizio, come se egli, leggendo nel cervello dell’avversario o guidato da una sorta di ispirazione, avesse potuto intuire che proprio in quell’istante l’antagonista si trovava nelle condizioni più sfavorevoli per rendere inefficace la sua determinazione, o comunque di opporvisi validamente. In altre parole la scelta di tempo consiste nel sapere approfittare di quell’attimo nel quale viene ad essere ridotta l’attività e la concentrazione dell’avversario.»

Secondo Toràn, la scelta di tempo presuppone l’esistenza di un ritmo (sequenza di movimenti); per ottimizzare questa scelta di tempo, è necessario lo scrupoloso studio di questo ritmo, e la conoscenza della sequenza dei movimenti dell’avversario. Quindi «per scegliere il tempo in modo efficace, bisognerà aver previsto l’esatta sequenza».

La scelta di tempo va distinta dal tempo di reazione, che è suddiviso in stimolo e risposta, e che prevede in ogni caso un tempo minimo tra questi. Nella scelta di tempo, invece, «stimolo e risposta arrivano tendenzialmente insieme». L’azione schermistica è composta da due fasi, la prima a «circuito chiuso», la seconda a «circuito aperto». Si parla di circuito chiuso quando esiste ancora la possibilità di correggere l’azione durante il suo svolgimento: questa fase è necessariamente più lenta; il circuito aperto è la fase in cui si utilizza la massima velocità dell’azione, e in cui non è più possibile effettuare correzioni.

L’interpretazione che dà il regolamento FIE del tempo schermistico è: «la durata di esecuzione di un’azione semplice».

Con tempo viene anche intesa la durata di un assalto di scherma.

Un’ulteriore definizione di tempo è data dal tempo di interdizione degli apparecchi elettrici segnastoccate (spada: circa 40 millisecondi, fioretto: circa 300 millisecondi, sciabola: circa 125 millisecondi). Questi tempi sono stati studiati in base al tempo di reazione umano, che varia dai 170 ai 200 millisecondi.

Definiamo anche tempo il numero di spostamenti necessari a completare un movimento di gambe o di braccio (per esempio es. passo avanti 2 tempi, passo avanti affondo 3 tempi, battuta e botta 2 tempi).

 

VII.2 Misura

Possiamo trovare uno stretto rapporto tra tempo e misura. Infatti, da quella che Toràn definisce misura lunga, è possibile reagire dopo aver visto l’azione avversaria, mentre dalla cosiddetta misura breve, il tempo di reazione non sarebbe sufficiente a rispondere in modo efficace, ed è quindi necessario prevedere l’azione, reagendo in tempo.

«La «misura» significa propriamente la distanza utile per poter raggiungere il bersaglio nella effettuazione del colpo. Il buon conoscitore della misura è quindi colui che quando attacca percepisce che la distanza che separa la punta della sua arma dal bersaglio avversario è superabile dalla sua azione offensiva, la quale potrà essere, come abbiamo già detto, di allungo, camminando o in frecciata

«Per misura si intende la distanza che intercorre fra due schermidori in guardia, l’uno di fronte all’altro.»

Queste sono le due definizioni che il trattato Pignotti-Pessina dà della misura. In seguito gli autori descrivono tre tipi di misura: stretta, giusta o d’allungo e camminando, a seconda che per colpire l’avversario non sia necessario il movimento di gambe, sia necessario l’affondo, o si debba ricorrere al passo avanti affondo.

Nella spada ma anche nella sciabola, essendo il bersaglio molto più ampio che nel fioretto, Toràn (nelle sue dispense di spada) descrive anche la misura di corpo a corpo e la lunga misura (più lunga di circa un passo della misura camminando). La misura varia a seconda che il nostro obiettivo sia colpire un bersaglio più o meno avanzato (per esempio, da quella che sarebbe una misura d’allungo per colpire il petto, saremo a stretta misura per colpire il braccio). Queste definizioni hanno fine esclusivamente didattico.

La misura infatti, non è calcolabile né statica, ma è «la capacità di prevedere la portata dell’azione, nostra e dell’avversario insieme, in una situazione dinamica». È importante, infatti, mantenere una certa misura durante l’assalto, che non deve essere però eccessivamente lunga, perché oltre ad evitare il colpo bisogna mettersi in condizione di toccare. La distanza dalla quale si può condurre l’azione è chiamata “misura di azione”, quella in cui si studia l’avversario e le sue possibili reazioni è chiamata invece “misura di controllo”. La fase di confine tra le due è detta  “punto critico”; questa non è però uguale per tutti: cambierà infatti a seconda delle caratteristiche (per esempio l’altezza e la velocità) degli schermitori.

 

VII.3 Velocità

È data dal tempo dell’esecuzione di un’azione o di un movimento schermistico.

È la rapida esecuzione di tutti i movimenti.

«Si dicono azioni di velocità quelle che, eseguite per propria scelta di tempo, rendono quasi impossibili le uscite in tempo, costringono l’avversario alla parata (Masaniello Parise)

Toràn descrive la velocità in relazione alla sincronizzazione con l’avversario, fondamentale per eseguire le azioni in tempo. Chi attacca deve evitare questo processo di sincronizzazione, attraverso una variazione di ritmo, della velocità. Questa infatti non può mantenersi elevata per tutto l’assalto.